sabato 30 ottobre 2010
Live Report della serata al Barrio's! con: Kurt Baker, Radio Days, Likely Lads
Live Report di Ame Bumpkin'
venerdì 29 ottobre 2010
Recensione Kurt Baker + Radio Days Pop Expolsion tour + Likely Lads @ Barrio's Cafè
Nove e mezzo di sera di fronte al Barrio's. Alla cassa sono cinque euro d'ingresso; accettabile dai, andata. Una volta dentro al locale ci si guarda intorno, facce simpatiche, gente allegra.
Al banchetto, fornito di maglie, cd, spille e altri gadget, troviamo Paco, batterista dei Radio Days, che ci allunga il promo del loro album spiegandoci che le stampe originali sono ferme per non si sa quale motivo e che quindi per ora vengono regalati al pubblico. Regalo gradito per altro, grazie Radio Days!
Tempo quattro chiacchere e un cocktail che vediamo già salire sul palco la prima band della serata, i Likely Lads. Dal fondo del locale noto con piacere e apprezzo la qualità del suono, strumenti distinti e voci perfettamente nitide. Eccezionale.
Dunque prendo il mio vodka lemon e raggiungo la prima fila. I nostri giovani apripista alternano pezzi del loro nuovo EP "Love is all you need" quali "Shout your love" , "Dance", a classiconi come "In love" senza dimenticare "That's what life is all about" grande cover di Paul Collins. Tutti brani che risuonano nelle casse, nelle orecchie e nel cuore dei loro ormai consolidati spettatori che li seguono ovunque vadano. Al tutto si aggiungono salti, cori, urla, pogo disordinato e incitamenti vari. In definitiva, carichi e trascinanti come sempre, ci regalano l'ennesimo show benfatto. Un applauso ai Likely Lads.
Il pubblico ormai palpitante è pronto ad accogliere sulla scena il secondo quartetto milanese, uniforme nera e strumenti bianchi in perfetto stile Radio Days. Loro vi assicuro, vanno visti per forza.
Oltre allo show sonoro sono pronti ad intrattenere la folla con un mini spettacolino tramite il batterista/oratore che ad ogni fine pezzo ne introduce il successivo.
Come si dice ogni tanto in gergo giovanile "spaccano di brutto"; mischiano la carica powerpop ad un’atmosfera sixties, riff contagiosi alternati a pezzi più complessi, con un pubblico scisso tra gente sollecitante, canterina, e gente intenta ad ascoltarli attentamente.
Dei Radio Days tosti, incalzanti, che picchiano giù duro. Certi e consapevoli, fanno scorrere la loro scaletta. Ci sono pezzi non molto semplici da assimilare se non si ha ancora ascoltato il disco, ma sono molto apprezzati brani come "Elizabeth", che ha un impatto da pelle d'oca, e altri come "Evelyn town" e "Dirty tricks". Delle vere e proprie bombe, non c'è che dire.
Radio Days instancabili, che dopo aver suonato per più di mezz'ora i loro pezzi, fanno da backin band ad un esaltato (nel senso più buono del termine), tanto atteso e citato Kurt Baker. E se prima il locale era infuocato, ora è pronto ad esplodere.
Il primo live show del Kurt Baker/Radio Days pop explosion tour è decisamente iniziato.
Viene dato il via libera alle danze con un Kurt/Elvis Costello: "Pump it up" è il brano di apertura.
Un Baker magnetico e carico da morire, che pensa a divertirsi ma sopratutto a far divertire le persone sotto il palco. Il tempo scorre e si balla, si balla, si balla. Si cantano "Telephone Operators" e "Dance with me" dei Leftovers, "Hanging on the telephone" ed un super classicone come "Pretty Woman". Sono tutti impazziti. Ma il delirio più totale lo si vede quando Baker & Days invitano tutti sul palco a scatenarsi sulle note di "Look but don't touch" di Paul Collins and The Beat. Siamo vicini alla chiusura e allora (all right! all right! all right!) come non finire con "Party till we'll die", scelta azzeccatissima.
La serata è dunque giunta al termine ma il tour è solo all'inizio.
Al banchetto, fornito di maglie, cd, spille e altri gadget, troviamo Paco, batterista dei Radio Days, che ci allunga il promo del loro album spiegandoci che le stampe originali sono ferme per non si sa quale motivo e che quindi per ora vengono regalati al pubblico. Regalo gradito per altro, grazie Radio Days!
Tempo quattro chiacchere e un cocktail che vediamo già salire sul palco la prima band della serata, i Likely Lads. Dal fondo del locale noto con piacere e apprezzo la qualità del suono, strumenti distinti e voci perfettamente nitide. Eccezionale.
Dunque prendo il mio vodka lemon e raggiungo la prima fila. I nostri giovani apripista alternano pezzi del loro nuovo EP "Love is all you need" quali "Shout your love" , "Dance", a classiconi come "In love" senza dimenticare "That's what life is all about" grande cover di Paul Collins. Tutti brani che risuonano nelle casse, nelle orecchie e nel cuore dei loro ormai consolidati spettatori che li seguono ovunque vadano. Al tutto si aggiungono salti, cori, urla, pogo disordinato e incitamenti vari. In definitiva, carichi e trascinanti come sempre, ci regalano l'ennesimo show benfatto. Un applauso ai Likely Lads.
Il pubblico ormai palpitante è pronto ad accogliere sulla scena il secondo quartetto milanese, uniforme nera e strumenti bianchi in perfetto stile Radio Days. Loro vi assicuro, vanno visti per forza.
Oltre allo show sonoro sono pronti ad intrattenere la folla con un mini spettacolino tramite il batterista/oratore che ad ogni fine pezzo ne introduce il successivo.
Come si dice ogni tanto in gergo giovanile "spaccano di brutto"; mischiano la carica powerpop ad un’atmosfera sixties, riff contagiosi alternati a pezzi più complessi, con un pubblico scisso tra gente sollecitante, canterina, e gente intenta ad ascoltarli attentamente.
Dei Radio Days tosti, incalzanti, che picchiano giù duro. Certi e consapevoli, fanno scorrere la loro scaletta. Ci sono pezzi non molto semplici da assimilare se non si ha ancora ascoltato il disco, ma sono molto apprezzati brani come "Elizabeth", che ha un impatto da pelle d'oca, e altri come "Evelyn town" e "Dirty tricks". Delle vere e proprie bombe, non c'è che dire.
Radio Days instancabili, che dopo aver suonato per più di mezz'ora i loro pezzi, fanno da backin band ad un esaltato (nel senso più buono del termine), tanto atteso e citato Kurt Baker. E se prima il locale era infuocato, ora è pronto ad esplodere.
Il primo live show del Kurt Baker/Radio Days pop explosion tour è decisamente iniziato.
Viene dato il via libera alle danze con un Kurt/Elvis Costello: "Pump it up" è il brano di apertura.
Un Baker magnetico e carico da morire, che pensa a divertirsi ma sopratutto a far divertire le persone sotto il palco. Il tempo scorre e si balla, si balla, si balla. Si cantano "Telephone Operators" e "Dance with me" dei Leftovers, "Hanging on the telephone" ed un super classicone come "Pretty Woman". Sono tutti impazziti. Ma il delirio più totale lo si vede quando Baker & Days invitano tutti sul palco a scatenarsi sulle note di "Look but don't touch" di Paul Collins and The Beat. Siamo vicini alla chiusura e allora (all right! all right! all right!) come non finire con "Party till we'll die", scelta azzeccatissima.
La serata è dunque giunta al termine ma il tour è solo all'inizio.
Recensione di Catia
Foto di Gabriele Gastaldin
Altre fotografie della serata le trovate qui (Kurt Baker + Radio Days + Likely Lads )
A breve, qui su Beat Pop Live, anche il video!
giovedì 28 ottobre 2010
Recensione della serata al Batik! All you need is Pop con: The Bumpkins, The Berkeleys, Ass Cobra, Pop Gun
Mercoledì sera si va tutti al Batik, locale che ormai conosciamo come le nostre tasche, unico posto di Milano in cui si può allegramente fumare (sigarette eh!) guardandosi il concerto. La serata si preannuncia "cafonissima"; i gruppi che suoneranno sono Colin Farrell, The Bumpkins, The Berkeleys, Ass Cobra e per finire Pop Gun direttamente dalla Norvegia. Insomma, punk rock sia!
Riscaldamento pre-live: litri di birra. Si comincia con gli Ass Cobra e prima di tutto vi devo dire com'erano vestiti. Il cantante aveva una salopette di jeans in stile benzinaio, il chitarrista - forse quello conciato meglio - ma solo a livello di vestiario (perchè di alcool ne aveva ingerito fin troppo) aveva pantaloni rossi e giacchetta di jeans; il bassista invece portava una kefiah, una specie di tunica blu e cappellino in stile arabo, mentre il batterista indossava canotta bianca, gilet di pelle e rossetto nero. Carichissimi e stra-gasati fanno un casino assurdo: sbandano e picchiano duro. Gli amici salgono a cantare con loro e il pubblico si diverte tantissimo. Almeno una volta nella vita bisogna vederli live.
Poi tocca ai Berkeleys, gruppo torinese pop/punk rock formatosi nel 2009. Complici i cattivi suoni forse non riescono a spiccare al meglio, ma il quartetto è unito e sembrano piuttosto seri nel presentarsi e nell’eseguire i pezzi, ricordando un po’ i primissimi Blink 182. Un’esibizione quindi non al 100%, ma che comunque riesce bene ad inglobarsi nell’atmosfera intima della serata.
I terzi a suonare sono i Colin Farrell. Qualcuno tra il pubblico urla "Vai Mob!" ancora prima che il soggetto in questione, il cantante, si metta dietro al microfono. Suonano un punk velocissimo, le canzoni sono semplici, eseguite una dopo l’altra, e si imparano quasi subito. Ma quello che colpisce di più è il continuo impazzire del cantante. Non smette un attimo di muoversi, si intrufola tra il pubblico facendo anche un bel pò di metri verso il fondo del locale, poi torna indietro e va verso il bagno, poi gira attorno al microfono e si butta in mezzo alla strumentazione accantonata in un angolo del palco. La gente lo incita, ride e scoppia in un urlo collettivo quando I Colin Farrell suonano uno dei loro pezzi più completi "Lollo is on cortison". Il divetimento è assicurato.
Stessa sorte per i Bumpkins. Suonano punk rock dal 2007 ma ultimamente è cambiata la formazione. Anche loro sono parecchio carichi, già dalla prima canzone il pubblico si scatena in un pogo violentissimo e chi non era già sudato... beh, suda per forza adesso. Suonano tutti i loro pezzi migliori: "You gotta go", "Fonzie", il nuovissimo "I was troubled" e alla fine c'è pure spazio per "Sea Monkey". Scalette tutte abbastanza brevi ma piacevolissime.
Per ultimi tocca ai Pop Gun, quattro ragazzoni norvegesi con due album alle spalle e un bassista che suona anche negli Yum Yums. Sono bravi, hanno una presenza scenica che ricorda vagamente quella dei Gaslight Anthem (non come sonorità, ma proprio per atteggiamenti). Il loro è un rock che suona più “classico” rispetto alle altre band. La chitarra solista è potente e importante, la teatralità che assumono suonando dimostra che ci sanno davvero fare.
Con loro si conclude in bellezza una serata “ignorante” che verrà ricordata per le esibizioni pazze, i poghi e metà dei presenti ubriachi. D’altronde l’essenza del punk rock è esattamente questa!
Two Minutes with Egil Stemkens (From Pop Gun)
Live Report di Arianna
Intervista realizzata da Ame Bumpkin'
Beat Pop Live present: Kurt Baker + Radio Days + Likely Lads @ Barrio's Cafè
Beat Pop Live & Otis Tours Present:
KURT BAKER (from The Leftovers) Live In Milan!
Kurt baker on MySpace
+
RADIO DAYS *RELASE New album "C'est La Vie"!!*
Radio days on MySpace
+
LIKELY LADS
Likely lads on MySpace
INIZIO ORE 21
INGRESSO 5 EURO!
@ BARRIO'S CAFè
VIA BARONA ANGOLO VIA BOFFALORA (MILANO)
OTIS TOURS
http://www.myspace.com/otistours
KURT BAKER (from The Leftovers) Live In Milan!
Kurt baker on MySpace
+
RADIO DAYS *RELASE New album "C'est La Vie"!!*
Radio days on MySpace
+
LIKELY LADS
Likely lads on MySpace
INIZIO ORE 21
INGRESSO 5 EURO!
@ BARRIO'S CAFè
VIA BARONA ANGOLO VIA BOFFALORA (MILANO)
OTIS TOURS
http://www.myspace.com/otistours
mercoledì 27 ottobre 2010
Radio Days Special
INTERVISTA A DARIO, VOCE E CHITARRA DEI RADIO DAYS
Parlaci del nuovo album "C'est la vie"
Inannzitutto ciao a tutti e grazie per mille per l'intervista!
"C'est La Vie" è il nuovo disco dei Radio Days che uscirà il 15 novembre in versione CD per Tannen Records (http://www.tannenrecords.com ), in versione in vinile per Surfin Ki Records (http://www.myspace.com/surfinkirecords) e negli USA per Insubordination Records (http://www.insubordinationrecords.com). E' il disco di cui andiamo più fieri, che ci rappresenta al meglio e contiene le migliori canzoni che abbiamo mai scritto!
"C'est La Vie" è il nuovo disco dei Radio Days che uscirà il 15 novembre in versione CD per Tannen Records (http://www.tannenrecords.com ), in versione in vinile per Surfin Ki Records (http://www.myspace.com/surfinkirecords) e negli USA per Insubordination Records (http://www.insubordinationrecords.com). E' il disco di cui andiamo più fieri, che ci rappresenta al meglio e contiene le migliori canzoni che abbiamo mai scritto!
Quali sono stati i cambiamenti dal primo disco a quest'ultimo?
I cambiamenti sono stati tantissimi. Dal nostro primo disco del 2006 abbiamo cambiato due batteristi, il nostro ex chitarrista Paco è passato alla batteria e abbiamo preso alla chitarra nel 2008 il nostro vecchio amico Asso. Praticamente siamo completamente un altro gruppo. Quel disco è molto più orientato sul poppunk e ormai non ci rappresenta per niente. In effetti, dal vivo, non suoniamo più neanche uno di quei pezzi. Dall'uscita dell'EP "Midnight Cemetery Rendezvous" nel 2008 abbiamo svoltato verso il powerpop che è il genere che abbiamo sempre voluto suonare.
Cos'e il Powerpop per te, e perchè avete deciso di fare questo genere?
E' difficile dover dare una definizione di Powerpop in generale perchè spesso troppe band anche molto diverse fra loro vengono etichettate "Powerpop". Più che una descrizione generale ti posso dire come qual è la nostra concezione di questo genere. Scrivere pezzi orecchiabili ma non banali, di concezione decisamente pop ma suonati con una grande energia in cui le melodie e le armonie vocali, soprattutto nei ritornelli, rivestono la componente più importante.
Questa secondo noi è la ricetta per il Powerpop perfetto. Non c'è nulla di meglio da suonare!
Questa secondo noi è la ricetta per il Powerpop perfetto. Non c'è nulla di meglio da suonare!
Quali sono i modelli principali a cui ti ispiri?
Siamo tutti e quattro Beatlesiani fino al midollo e ne andiamo naturalmente fieri.
In generale come modelli abbiamo i grandi gruppi 60's della British Invasion, Beatles, Who, Small Faces, Kinks, Byrds, Zombies, il powerpop degli anni '70 del primo Elvis Costello, Graham Parker, Nerves, Paul Collins Beat, Big Star, Rubinoos, Joe Jackson, Knack, Raspberries, Keys fino ad arrivare a cose più moderne come i primi Weezer, i Muffs e i Teenage Fanclub.
In generale come modelli abbiamo i grandi gruppi 60's della British Invasion, Beatles, Who, Small Faces, Kinks, Byrds, Zombies, il powerpop degli anni '70 del primo Elvis Costello, Graham Parker, Nerves, Paul Collins Beat, Big Star, Rubinoos, Joe Jackson, Knack, Raspberries, Keys fino ad arrivare a cose più moderne come i primi Weezer, i Muffs e i Teenage Fanclub.
Tra poco partite per il tour europeo con Kurt Baker a cui farete anche da Backingband, cosa ti aspetti?
Semplicemente non vedo l'ora. Abbiamo fatto l'ultimo tour in Europa nel 2008 ed era finalmente ora di ripartire! Suoneremo in Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Germania e Danimarca in alcuni locali davvero fighi. Soprattutto in Spagna c'è un grande interesse per questo genere di musica e la gente ai concerti è fantastica. Kurt poi è davvero un grande e con lui a fianco il divertimento è assicurato!
Secondo te, come si fa a riportare la gente ai Live e farli magari anche appassionare ad un genere come il Powerpop che forse in Italia non ha mai preso davvero piede, forse anche perchè di band italiane che hanno proposto questo genere non ce ne sono mai davvero state?
Il problema della scarsità di pubblico ai live coinvolge direi tutto il mondo della musica in generale. Naturalmente si fa sentire ancora di più per un genere come il powerpop che non è di certo popolare. Penso sia molto difficile che le cose possano cambiare, l'unica cosa da fare rimane quella di continuare a pubblicare dischi di grande qualità e concentrarsi su concerti live intensi e che possano coinvolgere il pubblico! Prima o poi qualcuno se ne accorgerà e magari le cose cambieranno!
Quali sono i 5 dischi fondamentali per te?
Di fondamentale per me ci sono solo i Beatles, in particolare:
- Beatles - Revolver
- Beatles - Help
- Beatles - Rubber Soul
- Beatles - Abbey Road
- Beatles - A Hard Day's Night
Quali sono le tue band/artisti preferiti in assoluto, e se hai invece qualche giovane band da consigliarci?
I miei gruppi preferiti coincidono con quelli a cui ci ispiriamo e che ho già nominato prima. Per quanto riguarda nuove band italiane mi piacciono molto i Bad Love Experience di Livorno, i Record's di Brescia, e gli Home di Verona. Come band estere invece di posso nominare gli 88, i Red Button e i Singles.
Ultima cosa. Rivelaci qualcosa sui Radio Days che non hai mai rivelato a nessuno
Non ti posso rivelare tutto ma inizio a darti due indizi. L'ora, 22:10 e la causa: soffocamento a causa di una sarciccia.
- BIO -
I Radio Days sono la risposta italiana all'essenza del Powerpop di fine anni '70, un'ideale incrocio fra le melodie e le armonie di stampo beatlesiano dei sixties e l'energia del punk dei seventies. Un esplosivo mix tra l'urgenza del primo Elvis Costello, gli intrecci vocali dei Rubinoos, la graffiante grinta dei Big Star e le immediate melodie dei Knack.
Nati nel 2003 da una costola dei Retarded (storico gruppo punk rock di Voghera con alle spalle più di 300 concerti in tutta Europa e due tour americani), i Radio Days sono riusciti a imporsi come una delle migliori band Powerpop italiane, sviluppando nel tempo uno stile personale e concentrandosi su un'intensa attività live.
Dopo un omonimo disco del 2006, la svolta avviene nel 2008 con la pubblicazione per l'americana Insubordination Records dell'EP “Midnight Cemetery Rendezvous”.
L'EP viene accolto in maniera entusiastica da critica e pubblico e permette ai Radio Days di suonare 70 concerti in giro per l'Italia e l'Europa, partecipando a festival di rilievo internazionale tra cui il “Purple Weekend” a Leòn, Spagna, l'”International Pop Overthrow” allo storico Cavern Club di Liverpool, il “Lee Rocks” a Firenze e il “Pop Circus” a Milano, dividendo il palco con gruppi come i Rubinoos, Blues Magoos, Rakes, Maccabees, Good Shoes, Those Dancing Days, Teenagers, Marky Ramone, Frank Popp Ensemble, Squire, Chixdiggit, Mcrackins e molti altri.
Sempre nel 2008 i Radio Days hanno la possibilità di aprire le date italiane del tour dei Beat di Paul Collins uno dei padri fondatori del Powerpop.
L'intesa che si viene a creare fra l'ex batterista dei Nerves e i Radio Days sfocia nella pubblicazione nel 2009 di uno split 7” condiviso dalle due band pubblicato da Surfin' Ki! Records seguito da un secondo tour italiano.
Nel marzo 2010 i Radio Days entrano in studio per registrare il loro secondo album “C'est La Vie”.
Registrato all'Elfo Sudio di Piacenza da Daniele Mandelli, “C'est La Vie” è il disco che traghetta i Radio Days verso la piena maturità compositiva, consacrandoli come una delle migliori realtà nel panorama indipendente italiano.
L'uscita è prevista il 15 Novembre, Tannen Records si occuperà della stampa del CD e del download digitale per l'Italia, Surfin Ki! Records pubblicherà la versione in vinile e Insubordination Records pubblicherà il CD negli Stati Uniti.
Le date di promozione di “C'est La Vie” avranno inizio con un tour europeo di 18 date che vedrà i Radio Days suonare in Italia, Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Germania in compagnia di Kurt Baker dei Leftovers.
- RECENSIONE -
Le influenze più importanti che caratterizzano la band provengono da gruppi come The Beatles, Knack, Rubinoos, Big Star, Elvis Costello, Paul Collins; un mix di energia punk rock e melodie pop.
La tracklist comprende brani come "Spinning Round The Wheel", forse il pezzo con una velocità in apertura maggiore, per passare poi a pezzi come "So Far So Close", "Evelyn Town", "The Meaning Of Fire", più trascinanti ma non paragonabili però a ballate più "lente"; come dimenticare "Sleep It Off" o "Elizabeth". Insomma, un album maturo ed elaborato, pieno di arrangiamenti eccezionali e riff non indifferenti che incuriosisce di certo il pubblico, ma che va assimilato in almeno due o tre steps per rendersi conto dell'effettiva capacità compositiva di questi quattro ragazzi milanesi ed avere un piccolo capolavoro da conservare tra le proprie collezioni.
Buon ascolto!
La tracklist comprende brani come "Spinning Round The Wheel", forse il pezzo con una velocità in apertura maggiore, per passare poi a pezzi come "So Far So Close", "Evelyn Town", "The Meaning Of Fire", più trascinanti ma non paragonabili però a ballate più "lente"; come dimenticare "Sleep It Off" o "Elizabeth". Insomma, un album maturo ed elaborato, pieno di arrangiamenti eccezionali e riff non indifferenti che incuriosisce di certo il pubblico, ma che va assimilato in almeno due o tre steps per rendersi conto dell'effettiva capacità compositiva di questi quattro ragazzi milanesi ed avere un piccolo capolavoro da conservare tra le proprie collezioni.
Buon ascolto!
martedì 26 ottobre 2010
Beat Pop Live present: All you need is Pop! @ Batik
Beat Pop Live:
From The Yum Yums
*POPGUN* (Oslo)
Pop gun on MySpace
+
THE BUMPKINS
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COLIN FARREL
Colin farrel on MySpace
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THE BERKELEYS
The Berkeleys on MySpace
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ASS COBRA
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From The Yum Yums
*POPGUN* (Oslo)
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THE BUMPKINS
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COLIN FARREL
Colin farrel on MySpace
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THE BERKELEYS
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ASS COBRA
Ass cobra on MySpace
5 band!
Ingresso 8 euro CON CONSUMAZIONE!
BATIK PUB, VIALE UMBRIA 64!
lunedì 25 ottobre 2010
Recensione della serata al Rocket! con: Urban Clothes (Release Party!), Skinniboys, Femme Fatale & Dj Set
Piove e fa freddo. E' una di quelle tipiche domeniche di fine Ottobre in cui te ne staresti volentieri a casa in pigiama e pantofole. Invece sfidi le intemperie e ti infili dentro al Rocket, dove c'è caldo e gente, tanta gente. Ad inizio serata, più di venti persone sono sedute al bancone, e altrettante se ne trovano quando si scende nella sala concerti. Alle dieci i live non sono ancora cominciati, ma c'è già Dj set e qualche ragazza che balla in mezzo alla pista.
Poco più tardi però, dentro al Rocket si alza ancora di più la temperatura: il via vai tra palco/pista/camerini si fa più intenso e la gente comincia ad accalcarsi. I primi a salire sul palco sono i Femme Fatale, quattro ragazzi di Alessandria che hanno appena visto nascere il loro primo EP. La voce del cantante è sorprendentemente chiara e limpida dal vivo, i suoni coinvolgenti. Suonano i loro pezzi tranquillamente, senza proporre un grande show, ma il risultato è tutt'altro che noioso; l'atmosfera che riescono a creare è accogliente, e le prime quattro file sono prese e incantate. La scaletta è breve ma intensa, spicca una cover degli Stereophonics, "Have a nice day", con conseguenti balletti e immancabili cori pa-para-pa-pa-para di contorno.
Poi è il turno degli Skinnyboys, o forse sarebbe meglio dire degli Skinnybomba, perchè come salgono sul palco partono una serie di luci psichedeliche e fischi d'incitamento. Il batterista comincia a picchiare, il chitarrista con i suoi suoni un pò distorti si mette a seguirlo. L'intro degli Skinnyboys dura una manciata di secondi, il tempo che ci metto per capire che hanno dato inizio alle danze con una cover che più azzeccata di così non potevano sceglierla, "A Forest", dei Cure. Poi attaccano con i loro pezzi; energia alle stelle, trasmessa maggiormente dalla voce del cantante e dalla batteria che picchia come un martello. Il pubblico sotto non può fare a meno di agitarsi, soprattutto sulle note di "Let there be more wine", e verso la fine parte anche qualche spintone che ovviamente sfocia in un pogo.
Chi è rimasto dietro nelle ultime file, e non supera il metro e settanta, ormai non vede più niente. C'è casino, le cinquanta persone che c'erano ad inizio serata si sono triplicate; duecento persone affollano il locale che quasi straborda. Quando gli Skinnyboys smettono di suonare la gente è ancora su di giri e addirittura si fa fatica a spostarsi più in fondo o più avanti.
L'ultima band a salire sul palco del Rocket sono gli Urban Clothes, quintetto dalle sonorità Indie Pop che si esibisce per presentare il nuovo album "Hug, kill and feel your rage". Precisi e impeccabili, suonano per quasi un'ora. I pezzi sono per metà energici e vitali, per metà più lenti e simili a ballate, ma comunque tutti ugualmente potenti. Urla, fischi e battiti di mani sono la costante. Il casino più casino si scatena forse sul loro pezzo più interessante e suggestivo "The rage of a lonely heart"; sul riff di questo brano, tutti - ma proprio tutti - cantano e ballano. La risposta del pubblico denota una certa esperienza degli Urban Clothes, sicuri delle loro capacità e determinati.
E' ormai l'una passata quando anche gli Urban Clothes abbandonano il palco. Qualcuno esce a fumare una sigaretta, qualcuno torna su per un altro drink, e rimane giusto giusto lo spazio per esaurire tutte le energie ballando sulle canzoni messe dall'ormai consolidato "The Family Dj set". In pochi guardano l'orologio, perchè dopo venti minuti e qualche birra, e nonostante le luci che si accendono prepotentemente nella sala, c'è ancora spazio per una decina di ballerini provetti che ripropongono una coreografia sulle note dei Darwin Deez, e altre canzoni sulle quali c'è da scatenarsi per forza di cose.
E' stata decisamente una buona idea quella di uscire di casa e andare al Rocket, anche di domenica sera, anche se faceva freddo e pioveva.
Recensione di Arianna
Foto di Gabriele Gastaldin
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